In teoria l’home staging ha tutto per poter funzionare anche da noi. È concreto. Non richiede lavori pesanti. Ma incide sulla percezione dell’immobile. Aiuta le fotografie. Aiuta gli annunci, e aiuta le visite.
E allora perché in Italia non ha ancora sfondato?
Una parte della risposta, temo, sta nel fatto che in Italia il mercato immobiliare ha a lungo sottovalutato tutto quello che riguarda la presentazione. Come se bastasse mettere una casa sul mercato (sui portali) perché il resto venisse da sé. Come se il prezzo fosse l’unico argomento e tutto il resto un contorno decorativo.
Poi c’è la diffidenza.
Perché l’home staging viene ancora letto, da molti, come “trucco”. Come una specie di maquillage della casa, mentre il punto, almeno quando è fatto bene, è un altro: non nascondere, ma chiarire.
Infine c’è anche un problema culturale del settore. Troppo spesso si continua a lavorare come se bastasse esserci, pubblicare, aspettare, magari abbassare il prezzo se le cose non vanno. Tutto quello che riguarda il posizionamento dell’immobile, il racconto, le immagini, la leggibilità degli spazi, viene visto ancora come qualcosa di accessorio. E invece accessorio non è.
Perché in un mercato in cui gli annunci si assomigliano tutti, una casa non deve solo esserci. Deve arrivare.
E l’home staging, se usato bene, aiuta parecchio.