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Giugno

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Giugno

Marito e moglie anziani, della provincia di Mantova, l’accento però è pugliese.
Lui porta il cappello, le bretelle, la camicia a righe sulle tonalità del beige. Lei scarpe tipo pantofole, le calze di nylon, i capelli sempre raccolti.
– Prendiamo il mese di giugno, ma andiamo via due giorni prima, che ce lo fa lo sconto?
Lui è noioso, lei anche antipatica.
– Signorina, avevo chiesto la padella da 26, non quella da 28. 
Arrivano con l’autobus, di sabato, verso le due di pomeriggio. Li vai ad aspettare per aiutarli con le valigie, ma loro si fanno lasciare in un posto diverso da dove ti avevano detto.
– Noi siamo qui già da quindici minuti, lei invece?
Il giorno in cui pagano l’affitto è una lamentela unica, hanno caldo, hanno freddo, il tempo è brutto, il mare è sporco.
– Era più comodo quando avevate l’ufficio al piano terra.
Non puoi non odiarli, poi lui si sente male d’improvviso, il cuore forse, o il diabete.
Guardia medica.
Vado a prenderle le medicine.
Forse non ce la fa.
Forse sta un po’ meglio.

Il solstizio.
– Allora domenica partiamo alle sette e mezza, le valigie son pesanti, potrebbe accompagnarci al bus?
Pensi cazzo, ma dici certo.
Sotto casa alle sette punto zero zero, noi, il panettiere e l’edicolaio.
Citofoni tu?
Non rispondono.
Saranno addormentati?
Saranno morti!
Li chiamiamo al telefono.
– Ci siamo alzati prima e siamo già alla fermata del bus.
Pensi cazzo, ma non dici niente.

Caffè e brioche, la ragazza del bar ci guarda, scuote la testa curiosa, noi ammicchiamo, è una storia lunga.
Il Brasile è passato ai rigori mentre l’Uruguay ha perso.
– Fossero morti in casa sarebbe stato peggio.
– In casa sì.

E tra due giorni è già luglio.

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